Ti racconterò tutte le storie che potrò

(Lettura ad alta voce di Alessandro D’Amore)

 

Mentre Paolo mi parlava di quella parte di città in cui era nato, la Kalsa.

Lui amava le strade e i palazzi che raccontano la storia. Era come se il suo cuore battesse con lo stesso ritmo di tutti i sognatori di Palermo. E in quel momento sentivo che anche il mio cuore batte a con tutti loro. Paolo tornò a parlarmi della sua professione, che l’aveva già forgiato. Era un uomo che cercava la verità. Mi disse: “dove non c’è verità non c’è giustizia”. E poi aggiunse: “La giustizia lenta è un’ingiustizia per la società. Ecco perché non posso concedermi molti spazi per me. Tanta gente aspetta una mia decisione. E oggi è una giornata preziosa, unica”. Per me lo era già una giornata speciale. Quella mattina in riva al mare mi innamorai di Paolo. E lui di me. Era come se ci fossimo innamorati per la prima volta, anche se avevamo già la nostra età. Lui ventott’anni, io venticinque. Vorrei tanto augurare la nostra felicità di quel giorno a tutti i giovani, a quelli che sono già innamorati e a quelli che ancora non lo sono. L’amore è fondato sulla condivisione. E quel giorno, quei due ragazzi iniziavano a condividere i loro pensieri, le loro parole. Io gli raccontavo dei miei sogni. Lui mi raccontava le sue storie. E quella passeggiata al foro italico sembrava non dover finire. Mi ricordo, era vestito con degli abiti semplici, quasi umili direi. Un pantalone e una maglietta, nient’altro. Non è mai cambiato in questo.

 

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